2020.06.26 – INTERVISTA AL TECNICO: ARMIN ZANLUCCHI

Ciao Armin!

Iniziamo quest’intervista chiedendoti come stai? Come hai vissuto il periodo di quarantena?

Ciao, io sto bene, grazie. E’ stato un periodo che, nel mio caso, definirei più particolare che difficile. Le mie preoccupazioni maggiori comunque, riguardano quanto tempo ancora ci vorrà per tornare alla normalità. Nonostante la fine prematura, tiriamo un po’ le somme di questa stagione. Sei soddisfatto? Sì, sono sicuramente soddisfatto sia dei risultati raggiunti dalla mia squadra, con l’incredibile promozione ottenuta a fine dicembre in Serie C, che di quelli di tutte le altre formazioni STS. Purtroppo il campionato è stato interrotto sul più bello, non dandoci la possibilità di raccogliere appieno quanto seminato durante la prima parte della stagione e, soprattutto, impedendo ai ragazzi di vivere le tante emozioni che solitamente contraddistinguono il finale di stagione.

Visto che hai parlato dell’incredibile promozione in serie C, ritorniamo allo scontro promozione: il derby contro l’ASD Dream. Che emozione ti suscita ricordare quella sera?

Suscita in me belle emozioni, non solo per la promozione in sé, più che altro per come è stata ottenuta. Sembrava una sceneggiatura scritta. Dopo un inizio difficile, abbiamo messo a segno un filotto lunghissimo di vittorie, fino allo scontro diretto. Uno scontro in cui, per entrambe le squadre, il punteggio non aveva alcuna importanza. Contava solo la vittoria finale, da una e dall’altra parte. La partita stessa poi, come tutte le finali che si rispettino, ha avuto un alto tasso di agonismo e la giusta carica nervosa. Riuscire a spuntarla, con una buona prestazione da parte di tutti i giovanissimi ragazzi, credo sia stata una delle più grandi soddisfazioni della mia carriera da allenatore.

Che cosa ha fatto la differenza in quella partita? Qual è stato il valore aggiunto?

Anche se sembra una frase fatta, direi la grande voglia di vincere dei ragazzi. Non penso, onestamente, che avessimo chissà quali punti di forza in più rispetto alla formazione avversaria, a parte probabilmente una maggiore organizzazione di gioco. Ma, la voglia di ottenere la promozione in Serie C la vedevo negli occhi dei miei ragazzi già da diverse partite e soprattutto durante gli allenamenti. Si sono sempre allenati con la voglia e la determinazione giusta per arrivare preparati a quel fatidico appuntamento finale.

Cosa è cambiato (se ovviamente ci sono stati dei cambiamenti) con l’ingresso in serie C?

In allenamento ovviamente non è cambiato nulla. E’ cambiata però la forza degli avversari. Non che fossero di un altro pianeta, che sia chiaro, ma se in D riuscivamo a vincere partite o a ribaltare set che sembravano persi, in C non siamo riusciti a farlo. Si è aggiunta anche una buona dose di problemi fisici e di assenze che, se nella categoria inferiore erano colmabili, in C ci hanno penalizzato. Resto comunque dell’idea che, se il campionato non si fosse interrotto, con il passare delle settimane saremmo sicuramente riusciti a raccogliere qualche soddisfazione.

E’ stato un errore, secondo te, quello di stabilire, per le prime due squadre del girone di andata di serie D, il salto di categoria a stagione iniziata (pur essendo una scelta quasi obbligata)?

No, un errore no. E’ stata una scelta inconsueta, quello sì. Ma a me piace leggere i regolamenti dei campionati o tornei a cui partecipo e poi cercare di ottenere i risultati di conseguenza. Dire a posteriori che la formula fosse sbagliata o penalizzante non ha senso, dato che valeva per tutti e tutti sono partiti nelle stesse condizioni.

Abbiamo parlato di successi, promozioni, squadra… a questo punto ci sembra doveroso spendere due parole anche per Paolo, non credi? Come ti sei trovato con lui come secondo allenatore? Raccontaci qualche aneddoto divertente!

Beh, con Paolo non ci si può che trovare benissimo. Tra l’altro, era da diversi anni che avremmo dovuto lavorare insieme, con lo stesso gruppo, ma fino a questa stagione ci sono sempre stati dei cambiamenti dell’ultimo minuto che hanno forzato la riorganizzazione dei gruppi di lavoro, non permettendoci di lavorare insieme. Quest’anno, invece, ci siamo finalmente riusciti e sono contento di com’è andata. La disponibilità di Paolo è stata incondizionata e si è sobbarcato di un grande lavoro, sicuramente difficile da conciliare con la sua famiglia, visti i 3 figli a casa. Non lo ringrazierò mai abbastanza. Anche in alcune partite in cui gli avevo proposto di prendersi un po’ di riposo, sono sicuro (anche se non lo ha mai ammesso) che abbia fatto i salti mortali pur di essere presente. E’ bello quando ci si appassiona tanto al gruppo da non voler mancare a nessun appuntamento, neanche alla trasferta della domenica mattina per giocare una partita di poco valore per la classifica finale.

Per concludere quest’intervista, diamo ora uno sguardo in avanti. Il futuro non è di certo roseo per molti sport di squadra e, in particolare, per la pallavolo dilettantistica. Cosa ti aspetti dalla prossima stagione sportiva? Credi che si riusciranno a conciliare sport e misure di sicurezza?

Qui mi ricollego alla risposta che ho dato alla prima domanda. Sono sicuramente preoccupato per il prosieguo. Alla fin fine, la quarantena è stata, per molti di noi, solamente un periodo limitato di tempo (per quanto ci sembrasse infinita) in cui non abbiamo potuto fare altro che aspettare. Vedo invece molto difficile conciliare il distanziamento sociale con uno sport di squadra. Sicuramente si potranno e si dovranno prendere degli accorgimenti nuovi, che dovranno però essere tollerabili per tutti. Regole troppo stringenti avrebbero come risultato quello di azzerare completamente il nostro (e non solo il nostro) sport. Resto fiducioso che la situazione migliori al punto da poter pensare di giocare nuovamente una pallavolo “normale”, e che si trovi in tempi rapidi il tanto agognato vaccino.

Grazie Armin! 

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