2020.06.26 – INTERVISTA AL TECNICO: ALESSANDRO MASSIGNANI

Ciao Alessandro!

Cominciamo l’intervista con qualche domanda di rito. Come stai? Come hai passato l’ultimo periodo? Ti è mancato il campo?

Ciao, tutto bene grazie. L’ultimo periodo è stato duro, come per tutti penso, ma almeno sono riuscito a scoprire doti culinarie che non sapevo nemmeno di avere (ride, ndr.)! Più che il campo, devo ammettere che a mancarmi è stato tutto l’insieme: il trovarsi in gruppo, il confrontarsi in palestra, il parlarsi, le risate in spogliatoio e in furgone, i rapporti interpersonali e tutte le dinamiche che si creano all’interno di un gruppo sportivo. Aspetti che magari capita di dare per scontato, ma che quando non ci sono più vengono sicuramente rivalutati.

Parlaci un po’ del tuo gruppo di quest’anno. I nuovi arrivati dall’U14 dello scorso anno sono riusciti a inserirsi bene all’interno del gruppo e degli schemi di gioco? Hai notato una loro crescita nonostante la fine prematura della stagione?

Quest’anno il gruppo era davvero molto ampio (circa 20 ragazzi) e, per questo, talvolta difficile da gestire. Credo però che i ragazzi, dopo un periodo iniziale di “studio”, siano riusciti alla fine a creare un buon gruppo di amici. Disputando sia il campionato U16 che di 1a divisione, tutti hanno avuto la possibilità di inserirsi nelle dinamiche di gioco, unico vero modo, a parer mio, per crescere a livello sportivo (e non solo) ed essere continuamente stimolati e motivati. Le motivazioni sono essenziali ed è importante che ogni ragazzo abbia bene in mente il proprio obiettivo, non per tutti uguale. Il finale di stagione sarebbe poi dovuto essere una sorta di esame finale per ciascuno di loro, per osservare i miglioramenti rispetto all’inizio della stagione.

Era dalla stagione 2013/2014 che l’STS non partecipava al campionato di 1a divisione che, per la prima volta (correggimi se sbaglio), è stato disputato interamente con il gruppo U16. Partiamo dalla tua “maturità professionale” in quanto allenatore: cosa pensi ti abbia dato in più questa doppia esperienza?

Sì, confermo. Quella di partecipare al campionato di 1a divisione è stata sicuramente una grande scommessa fatta della società. Ma con scommessa non intendo un azzardo, attenzione! Non nascondo di aver avuto inizialmente qualche perplessità personale, ma ho cercato di trasformare quella scommessa in un vero e proprio obiettivo. A livello professionale credo mi abbia dato tanto, essendo un’esperienza diversa da quella fatta negli anni precedenti. Più complessa, sicuramente, ma anche più completa. Giocando tante partite ravvicinate, il tempo per risolvere eventuali problematiche di gioco era, purtroppo, molto poco, e di conseguenza abbiamo cercato di ottimizzare i tempi al massimo, a volte riuscendoci e altre no.

Ci sono differenze nel preparare allenamenti per ragazzi così giovani che disputano due campionati invece che solo quello di categoria?

Secondo il mio punto di vista, c’è da fare un lavoro molto più mentale. Il pallavolista, difficilmente dopo due partite in un solo weekend sarà stanco fisicamente, ma è più probabile lo sia mentalmente. Reputo quindi che tante partite in un breve lasso di tempo possano essere deleterie proprio da questo punto di vista. In questo, la composizione di un buon gruppo di amici, prima ancora che di compagni di squadra, è fondamentale.

Passiamo ora ai ragazzi. Credi sia stato importante per loro avere la possibilità di giocare un campionato diverso da quello di categoria?

Certo, credo sia stato importantissimo per loro. Giocare costantemente partite in cui si deve dare il 120% e bisogna combattere su ogni palla è il modo migliore per allenarsi e migliorare. E’ quello che si sarebbe dovuto provare a fare alle finali nazionali di categoria U16, contro compagini agguerritissime e di altissimo livello.

L’avvio, in 1a divisione, è stato un po’ in salita. A cosa pensi sia dovuto? Inesperienza? O i tuoi ragazzi erano semplicemente intimoriti da avversari più grandi (anagraficamente parlando) di loro?

Come me, anche i ragazzi inizialmente non erano del tutto convinti di questa nuova avventura, e dopo le prime sconfitte le loro paure sono aumentate esponenzialmente. All’inizio, infatti, abbiamo perso tanti set e partite per episodi, alcuni dei quali davvero sfortunati. Ma era chiaro che il problema principale fosse di testa, non di qualità. Cercare di incoraggiare e trasmettere fiducia ad un sedicenne che può trovarsi un trentenne come avversario, non è affatto facile. Ma sono sempre stato convinto bastasse poco per “sbloccarci”.

Quando è stato imposto lo stop alle gare, invece, la 1a divisione era reduce da a 4 vittorie consecutive (tutte da tre punti, tra l’altro). Che cosa è scattato?

Siamo riusciti a trovare l’equilibrio di squadra, che ci mancava. E con equilibrio intendo coesione e compattezza di gruppo. Le doti tecniche, infatti, non ci sono mai mancate. Dopo le 4 vittorie consecutive, allo stop dei campionati eravamo addirittura quinti in classifica, in piena zona play-off. L’indizione del campionato prevedeva infatti, oltre alla promozione diretta in serie D della prima classificata, un secondo pass promozione, assegnato ad una squadra tra la seconda e la quinta tramite una formula di semifinali e finali. Insomma, un risultato ad inizio anno impensabile, ma che, se raggiunto, avrebbe avuto dell’incredibile. Peccato!!

Fino ad ora abbiamo sempre parlato del “tuo” gruppo, dei “tuoi” ragazzi… ma non ci dobbiamo dimenticare dei tuoi collaboratori, Mattia e Luca! Raccontaci un aneddoto divertente!

Un episodio divertente c’è in effetti… Alle scorse finali nazionali U16 ad Alba Adriatica dopo la vittoria della terza e conclusiva partita del girone, siamo inconsapevolmente finiti, vestiti, sotto le docce in spogliatoio, in una grande festa di gruppo.

Grazie Alessandro! 

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